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gabriele-diamanti-eliodomestico-prix-hemile-hermes-2011-working-5Il giovane designer italiano Gabriele Diamanti é l’inventore di Eliodomestico, un oggetto che ha la giusta ambizione di risolvere i problemi di tante persone nel mondo.
Si tratta di un impianto di distillazione che trasforma l’acqua di mare, salata, in acqua dolce e potabile.
È facile, dunque, capirne l’importanza vitale, dal momento che l’ONU, già tre anni fa, ammoniva che “nel 2030 quasi la metà della popolazione mondiale, oltre 3 miliardi di persone, rischia di rimanere senz’acqua.”

Mi sono appassionato da subito al progetto di Eliodomestico per un’infinita serie di motivi: composto da materiali facilmente reperibili, come l’argilla, permette costi bassissimi di produzione e manutenzione; funziona completamente ad energia solare e non necessita filtri; consente di ottenere un’ampia resa (5 litri contro i 3 dei normali impianti); non ha alcun impatto ambientale; e, dulcis in fundo, è open source.

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Basta posizionare Eliodomestico al sole, versare all’interno acqua salata e avvitare bene il tappo.
Durante l’arco della giornata il calore del sole, che provoca un aumento di temperatura e pressione nel contenitore, permette all’acqua di evaporare e di separarsi dal sale, e alla forte pressione di spingere il vapore in un secondo contenitore dove si condensa.
Alla sera non bisogna far altro che prelevare l’acqua distillata così ottenuta.

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Gabriele Diamanti, che oltre a essere geniale è pure disponibilissimo e gentile, mi ha concesso un’interessante intervista che vi propongo di seguito.

Nel mondo ogni anno muoiono otto milioni di persone a causa della siccità e delle malattie legate alla mancanza di servizi igienico-sanitari e di acqua potabile. Con Eliodomestico hai tentato una soluzione a questo grave problema, com’è nata l’idea?

L’idea è nata come progetto di tesi nel lontano 2005, ma negli anni successivi è rimasta sulla carta. Nel 2011 c’è stato un concorso promosso dalla Fondation d’Entreprise Hermès a cui il progetto ben si adattava. Ho deciso quindi di riprenderlo in mano e partecipare dopo aver fatto alcune modifiche. Il concorso non l’ho vinto, ma dato che ero tra i 12 finalisti la fondazione Hermès mi ha finanziato tutti i costi per la realizzazione del prototipo. Da quel momento ho potuto fare ulteriori prove e indagini sul funzionamento, mentre in parallelo la notizia si diffondeva sui media. In questo momento, dopo aver vinto il Core77 Design Award negli Stati Uniti, sto lavorando ad un secondo prototipo che dovrebbe risolvere un problema evidenziato durante gli ultimi test. Spero che la versione definitiva sia pronta entro pochi mesi.

Il business dell’oro blu è da miliardi di dollari. Come pure il design. Non ti senti in controtendenza ad offrire un progetto open source?

Di primo acchito verrebbe da dire che è stata una scelta alternativa, ma a mio avviso non è così, mi pare invece sia l’unica scelta possibile. Mi spiego: il business dell’acqua è lucroso per i potenti e i ricchi e viene fatto sulle spalle di chi ha la necessità di approvvigionarsi d’acqua da una fonte idrica sicura.
In occidente, il business si basa sulla falsa convinzione che l’acqua del rubinetto è di cattiva qualità e lo sarà finché rimarrà pubblica. Quindi da un lato si vende acqua in bottiglia, dall’altro si tenta di privatizzare le reti di distribuzione. Nel sud del mondo il business è spesso in mano a vere e proprie mafie che speculano sulle forniture d’acqua nei luoghi in cui non c’è rete di approvvigionamento. In più, l’ultima notizia è che alcuni governi fiutando l’affare hanno iniziato a fare delle mosse che preludono ad una quotazione in borsa del valore dell’acqua.
Ebbene, il mio ragionamento è stato molto semplice: per fuoriuscire da un sistema così immenso e strutturato, impossibile da battere, non posso usare le stesse categorie di chi lo ha costruito. L’unica speranza perché la gente si affranchi dalla schiavitù dell’acqua è che la sua produzione possa essere decentralizzata su piccolissima scala e delegata alle singole famiglie, con un metodo molto economico e che non implichi spese fisse. Per restare economico l’unico modo è che non ci siano costi oltre a quelli di produzione dell’apparecchio.
Così è nata l’idea di mettere una licenza Creative Commons sul progetto Eliodomestico.
Va detto poi che dal punto di vista personale, “regalare” un progetto non sempre è un suicidio. È vero che non ho guadagnato nulla, ma il progetto ha avuto una grande risonanza mediatica, sto ricevendo alcune piccole donazioni per andare avanti, e ho fatto molti contatti che mi consentiranno (spero) di farlo diventare una realtà.

Eliodomestico ha in sé tanti buoni concetti come la sostenibilità ambientale, la condivisione, la cooperazione, l’altruismo. Per te qual’è la vera funzione del design, la sua raison d’etre?

Dico sempre che il design non salva il mondo. Il design è fare le cose fatte bene, questa è la sua essenza. Ma è anche vero che applicare il cosiddetto “design thinking” a oggetti e in campi diversi dal comune, non solo è un’avventura interessante, ma qualche problema reale lo può anche risolvere.
Ha detto Muhammad Yunus (fondatore della banca Grameen e inventore del microcredito): “Non devi risolvere tutti i problemi del mondo: concentrati sul risolvere un problema per 5 persone, e questa soluzione farà strada”.

Esiste un oggetto di design che avresti voluto inventare tu, e qual’è?

La Brompton, che è la migliore bicicletta pieghevole sul mercato: bella ed estremamente funzionale. Ne ho una che uso tutti i giorni da 2 anni, non ne posso più fare a meno.

Un progetto che ti gironzola nella testa da un po’ e che ancora non hai cominciato.

Non a caso, vista la risposta precedente, c’è in ballo il progetto di una bici molto particolare. Non posso anticipare nulla, tranne che sto facendo il progetto insieme all’amico e designer Gabriel Donati, che mi ha convinto a buttarmi in questa impresa. I primissimi passi dello sviluppo promettono bene, facci un “in bocca al lupo”! 🙂

Certamente! Un grandissimo in bocca al lupo!
L’ultima curiosità: un oggetto che non può mancare nel tuo studio.

 Un po’ di attrezzi per fare prove, modelli e prototipi.

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Non mi resta che consigliarvi di andare a spulciare il sito internet di Gabriele per curiosare tra le sue altre invenzioni (bevetenetutti è un’altra delle mie preferite) e, magari, se volete, per cliccare sul bottoncino “donate”.

Il designer Gabriele Diamanti

Il designer Gabriele Diamanti

 Postilla.
Nasce oggi, con questo articolo, la rubrica della buona notizia, per me molto importante perché vuole essere un piccolo omaggio alle cose giuste che, quando accadono, devono avere la stessa risonanza di quelle spregevoli del Serial Killer di Botticelli. Non verrà aggiornata con periodicità, ma quando mi sarà possibile, gli articoli saranno più approfonditi e magari corredati, come questo, d’interviste.

Documéntati:
– Il sito di Gabriele Diamanti
– Come funziona Eliodomestico
– Vincitore del Core 77 Design Award
– Finalista al Prix Emile Hermès

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