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Questa è una di quelle volte in cui il Serial Killer di Botticelli, più che per crudeltà, si distingue per goffagine.
L’AGO – Art Gallery of Ontario – in questi giorni presenta una mostra dal titolo Frida and Diego: Passion, Politics and Painting curata da Dot Tuer. La Galleria ha lanciato una campagna marketing per pubblicizzare l’evento e, oltre ai soliti manifesti, hanno distribuito monocigli di feltro a imitazione delle folte sopracciglia che spesso Frida Kahlo si dipinge sul volto.

L’intento è quello di incuriosire le persone e stimolarle ad andare alla mostra che, per chi indossa il monociglio, prevede uno sconto sul biglietto.

“Cool, cool, cool” direbbe Abed.
Invece no.
Pare che numerose lettere aperte di protesta indirizzate all’AGO, accusino la Galleria di sessismo per aver sminuito il lavoro di una grande artista fornendo una versione caricaturistica del suo aspetto.

Sono d’accordo con la curatrice quando dichiara, sul Toronto Sun, che “Kahlo had a great sense of humour, a great love of life, so the unibrow is supposed to be funny”. Non solo, le trovate di marketing sono spesso martellanti e sciocche, e questa in particolare invece mi sembra tutto il contrario.
È un’idea simpatica e brillante che può avvicinare al museo quella grossa fetta di pubblico che pensa a una mostra come a qualcosa di indescrivibilmente barboso.
O monociglioso.

Dispiace che queste polemiche sterili (soprattutto quando riguardano il sessismo che spesso è solo uno spauracchio che ritorna), distolgano l’attenzione dal fatto che, per esempio, è la prima volta che i quadri di Frida Kahlo e Diego Rivera, marito e moglie, vengano esposti insieme.

Il rapporto tormentato ma devoto dei due influenzò soprattutto lo stile di Frida.
Lei cominciò a dipingere perché costretta all’immobilità da un disastroso incidente automobilistico (si ruppe il collo, la spina dorsale, le gambe, alcune costole e, una maniglia dell’autobus su cui viaggiava le perforò l’addome).
Lui studiava arte dall’età di dieci anni e, per lungo tempo la sua originale pittura a fresco, e le committenze prestigiose che riceveva, eclissarono completamente i lavori della moglie. Frida, infatti, fu (ri)scoperta dagli artisti del Neomexicanism solo trent’anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1954. Bisogna aspettare il 1982 per l’allestimento di una mostra al di fuori dei confini messicani (Whitechapel Gallery, London).

La cosa più importante però, è che Frida stessa aveva un approccio molto ironico nei confronti del pelo superfluo e – soprattutto se confrontiamo i quadri con le foto – spesso se ne aggiungeva in quantità poco verosimili, non solo sulle sopracciglia, ma anche alle gambe o sopra le labbra. A noi è simpatica anche per questo, e l’associazione monociglio-Frida Kahlo, se non è immediata, è la seconda scelta dopo il bimbo nemico di Maggie Simpson.

L’accusa di sessismo è completamente senza senso, al massimo possiamo parlare dei mezzucci cui ci si deve aggrappare per avere un po’ d’audience quando si tratta di cultura. Ma, ripeto, ne possiamo parlare perché, se funziona, ben venga.

Documéntati:
Frida e Diego su Wikipedia
– L’articolo del Metro canadese
– L’opinione della critica d’arte Sholem Krishtalka su Artinfo Canada
– Un ‘intervista alla curatrice Dot Tuer (video)

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