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Negli ultimi tempi mi ha colpito molto la grande quantità di oggetti che imitano altri oggetti, diversi dai primi e, a volte, a loro completamente estranei.
Mi spiego meglio: c’è una tendenza generale e globalizzata che spinge il Gusto a cambiare il senso delle cose, a farle assomigliare ad altre, altrettanto reali. Tutto ciò con un’intensità tutta nuova nel mondo dell’arte, e ad un livello veramente capillare.

Leggevo che “va di moda”, tra le cucine d’alta classe, che un piatto d’aragosta – per esempio – assomigli a un pasticcino.

Gli ingredienti della cucina sembra non possano più essere riconosciuti dall’aspetto, perché proprio in quello sono finti, nel senso che si fingono qualcos’altro.
Potrei citarvi innumerevoli esempi di torte che sembrano sacchetti della spesa, robot o, bottiglie di birra in fresco.

Se dal mondo culinario ci spostiamo all’architettura, per esempio, anche qui ritroviamo le stesse caratteristiche, come l’edificio di 32 piani a forma d’elefante che si trova a Bangkok o, il Picnic-basket building in Ohio.

Della categoria design si potrebbe parlare per ore. Vengono ideati pouf da salotto che sembrano cumuli di ciottoli di fiume; tavolini a forma di audiocassetta; flash drive usb che sembrano una cucciolata di maialini; saliere come avocado appena affettati; ceppi per coltelli che assomigliano a gelati.

Anche l’Arte in senso stretto non è esente da questa tendenza. La fotografia della bravissima Annie Leibowitz sembra un ritratto ottocentesco, un po’ sui generis. (Con un inversione curiosa rispetto ad appena 100 anni fa, in cui era l’allora neonata fotografia che voleva imitare l’Arte).
L’opera dell’artista Meryl Smith, esposta per qualche tempo nella galleria Honey Space, è una borsa che imita un cane, che imita (e stravolge) la famosa dog-bag di Luis Vuitton.

La moda è anch’essa piena di oggetti che si fingono altri oggetti, come la borsa giapponese che sembra un cartone animato.

 Nella storia dell’arte questa “strana cosa” che fin’ora ho evitato di definire si chiama mimesis, ed è una costante talmente salda da attraversare ogni epoca e ogni cultura. Mimesis deriva dal greco mīmeisthai ovvero “imitare”, ed infatti vuol dire imitare la natura, la realtà. Si traduce nell’uso della prospettiva, ma anche nella migliore resa possibile degli oggetti reali, delle emozioni, delle situazioni della vita quotidiana.
E’ un concetto platonico che verrà ripreso sempre, anche nella sua accezione opposta (e molto più recente) della vita che imita l’arte, cioè la realtà che ricalca lo stile, il genio.
Dalle statue greche, agli affreschi rinascimentali, dall’arte africana a quella maya, ogni artista esistito si è dovuto confrontare con questo concetto e, accettarlo, o combatterlo.
Storicamente, la tendenza è stata quella dell’accettazione; anzi, ci sono stati momenti in cui la mimesi era l’unico modo consentito d’intendere l’arte, gli artisti venivano spinti a gareggiare con la natura, e la loro qualità veniva giudicata quasi solo in base a questo criterio. Anche personalità che, con quest’aderenza alla realtà, sembrano non avere niente a che fare, come Seurat o Monet, a ben vedere non volevano altro che dare l’impressione più fedele della luce, dello scorrere della vita, del cangiantismo dei colori reali, e cos’è questa se non la realtà?

Penso che sotto la spinta degli impulsi provenienti dall’arte, dall’architettura, dal design, dalla moda, il concetto di mimesis si sia avvantaggiato della globalità dei contributi, e sia mutato, fino a comprendere lo spaesamento di romantica memoria e introducendo un elemento nuovo, forse il più forte: l’ironia. Perché in fondo questi oggetti strappano un sorriso, oltre a sorprenderci a lasciarci interdetti.
L’osservatore, che all’inizio è in preda a una specie di vertigine nel constatare la sostanziale incongruenza tra la sembianza e l’essenza dell’oggetto, pur apprezzando la mimesis, non la riconosce, e ne coglie esclusivamente il lato ludico.
Forse perché, nell’era della cultura da Wikipedia, che viene consumata a un livello solo superficiale, il giudizio critico di ognuno di noi s’è preso una pausa, ed è invece rimasto acceso il canale degli show.

Documéntati:
Mimesis
Life imitating art
Cool products that look like other things (pic gallery)

 

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