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Ma quanto è bello il nostro Paese?
Montagne perennemente innevate, coste dal mare cristallino, vulcani attivi, dolci campagne coltivate, rigogliose foreste, tutto stipato in 301mila km². Una superficie piccolissima che dall’esterno subisce l’erosione costiera, e dall’interno viene conquistata dall’urbanizzazione.
L’Italia è così bella che il resto del mondo sogna di venirci.
L’Italia è così bella che nella Costituzione c’è scritto a chiare lettere, mica scemi, che “la Repubblica tutela il paesaggio” (art. 9).
Bene così! Bravi!
Se ci roviniamo sto popò di veduta, non c’è modo di tornare indietro.
E infatti..
Questa è una di quelle volte in cui il Serial Killer di Botticelli agisce in modo poco sensazionale e bisogna avere una pazienza da detective per continuare a seguirlo anche su quel terreno.

C’è un fatto che preoccupa gli speculatori edilizi, i costruttori abusivi, e in generale i disonesti di questo Bel Paese: nel nostro territorio alcune zone sono sottoposte a vincolo, cioè non ci si può posare nemmeno un mattone perché l’area ha un alto valore paesaggistico/archeologico e non bisogna rovinarla.
Ebbene, per principio, in queste aree non ci si potrebbe costruire, ma in pratica si può fare domanda e ottenere il permesso.

Andiamo con ordine: alla fine del 2011, un governo Berlusconi già marcescente infilava, in un decreto legge che s’occupava di tutto un po’, 4 piccole paroline: silenzio assenso e silenzio rifiuto.
In pratica, se il silenzio dell’amministrazione in merito ai permessi di costruzione andava oltre il tempo dovuto, l’autorizzazione s’intendeva concessa per terreni non vincolati e, al contrario, rifiutata per quelli sottoposti a vincolo.
In sostanza si rendeva più agevole agli impiegati parcheggiare le pratiche sulle scrivanie.
All’epoca, l’introduzione delle 4 paroline portò alla modificazione del Testo Unico dei beni culturali.
Oggi quelle stesse parole ritornano e suonano ancora più sinistre.

Il Governo italiano ha recentemente approvato un disegno di legge che tutti chiamano impropriamente Semplificazioni-bis, perché segue il decreto Semplifica Italia (d.l. 5/2012). In questo disegno di legge ci sono anche delle norme in materia di concessioni edilizie in aree vincolate. Il testo è entrato in vigore, perciò oggi funziona così: un costruttore che vuole erigere un palazzo su un pezzo di terra sottoposto a vincolo si reca allo Sportello Unico presso il Comune interessato e ne fa richiesta.
Il parere deve essere dato in conformità con il piano paesaggistico locale, quindi in barba alle disposizioni ministeriali che possono essere escluse da quel piano o, addirittura, successive.
Chi deve giudicare è la Soprintendenza che, però, ha solo 45 giorni per esprimere un parere (contro i 90 della norma precedente), altrimenti il Comune può decidere come gli pare; e si sa che le amministrazioni comunali si piegano spesso e volentieri alle esigenze elettorali..

Dunque, basta avere le amicizie giuste, aspettare un po’, e confidare nella lentezza della Soprintendenza (ché tanto ci ha il personale dimezzato con un età media di 55 anni).
Et voilà!

Se da una parte qualche politico italiano protesta dicendo che in 45 giorni non sarà mai possibile ottenere i necessari pareri dalle autorità preposte considerando la grande quantità di domande presentate e le tre leggi di condono vigenti (1985, 1994 e 2003). Dall’altra il Ministro dell’ambiente Corrado Clini ribatte: “un cittadino che fa una domanda a un’Amministrazione Pubblica ha il diritto di avere una risposta, positiva o negativa che sia. Se si chiede un intervento vietato dalle norme vigenti quella domanda non va ignorata o messa in un cassetto, ma va rifiutata esplicitamente ed in tempi ragionevolmente brevi.”

Forse, e dico forse, l’inerzia delle Amministrazioni si poteva affrontare in maniera diversa, perché in tanto che le leggi si susseguono, e aggiustano il tiro poco alla volta, il nostro paesaggio muore (e con esso la salute, il turismo e la cultura).

Documéntati:
– Il bell’articolo di Salvatore Settis su MicroMega.
– L’articolo di PMI dove ho tratto il brano dell’intervista a Clini.
– Il decreto legge n.70/2011

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