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Ilfracombe, nella contea del Devon, è un ameno villaggio inglese che s’affaccia su una suggestiva scogliera.

Qui risiede – e possiede un ristorante (!) – Damien Hirst, un artista molto seguito e molto discusso, nonché membro del gruppo YBA – Young British Artists che – a partire dalla fine degli anni ’80 – domina la nuova scena artistica britannica.

Pare che nel porto di Ilfracombe sia stata issata una statua di bronzo, realizzata proprio da Hirst, che non è piaciuta al Serial Killer.

Si tratta di una donna incinta che erige orgogliosa una spada contro il cielo, se vogliamo una versione moderna del colosso di Rodi.
Il fatto è che Verity – questo il suo nome – è nuda e, di profilo, mostra muscoli e tessuti, il cranio, ed il feto accovacciato nell’utero.

Alcuni abitanti della cittadina, imbeccati dal Killer, hanno usato parole come oltraggioso, immorale, bizzarro, osceno, offensivo, disgustoso, grottesco, una mostruosità di nessun valore artistico e degradante per le donne.

L’opera di Hirst ha sempre suscitato un diffuso mormorio polemico, soprattutto per la sua brutale autenticità anatomica. Cuore centrale della sua attività è, infatti, l’idea della morte.
Questi due elementi, soprattutto in una società come la nostra, sono di assoluta rottura: la carne, il sangue e la fine dell’esistenza sono argomenti assolutamente tabù.

Ricorderete la serie di animali sotto formaldeide, come ad esempio il grosso squalo con la bocca minacciosamente aperta. Oppure il teschio ricoperto da 8.601 diamanti dal titolo For the love of God.

Verity è collocabile in un percorso coerente fatto da Hirst durante la sua carriera, e non solo a livello concettuale.
Potremmo dire che comincia nel 1999 con Hymn, una statua di bronzo dipinto alta 7 metri (20 ft.).
Nel 2005 prosegue con The Virgin Mother, sempre in bronzo, ma più alta: 10 metri (33 ft.).
Conclude con Verity, almeno per il momento, raddoppiando l’altezza a poco più di 20 metri (66 ft.), e – pare – ispirandosi alla Ballerina di 14 anni di Edgar Degas.

Io non vedo oscenità in quest’opera, anzi, una donna incinta richiama alla mente solo dolci pensieri di maternità e fertilità; e la componente anatomica così esposta, non raccapriccia, fa pensare alla totalità del genere umano, all’accuratezza della Natura, alla complessità del corpo, al potere di generare la vita plasmandola nel grembo per mesi.
Sembra piuttosto un’ode al genere femminile che, non dimentichiamoci, viene raffigurato gravido nel gesto della Vittoria.
Se ci si sforza, potrebbe addirittura apparire come una fiduciosa speranza per il futuro.
Insomma, tutto sembra fuorché una mostruosità.
E voi cosa ne pensate?
La date vinta al Killer?

Documéntati!
BBC article

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