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Non è facile seguire il Serial Killer di Botticelli quando si tratta di zone di guerra. Alle sparatorie, alle bombe, ai morti di tutte le età, si aggiunge la mano crudele del Killer che – approfittando del caos – sottrae, rovina e distrugge.
Oggi, 15 ottobre 2012, in Siria, i continui scontri tra ribelli e governativi hanno condotto alla distruzione quasi totale della Grande Moschea di Aleppo.

Ed è solo l’ultimo degli omicidi perpetrati dal Killer in Siria.
Le notizie sono frammentarie e molto spesso provengono da video tremolanti caricati anonimamente su Youtube; in ogni caso qualsiasi informazione è destinata a restare comunque parziale, poiché ogni giorno si registrano nuove devastazioni.

Per chi si fosse perso gli ultimi cinque o seimila anni, la Siria è una regione ricca di una cultura complessa e stratificata: i Babilonesi, gli Assiri, gli Ittiti, i Romani, i Greci, i Sasanidi, i Crociati, i Persiani, l’impero Ottomano, e gli Arabi nei secoli hanno eletto questa terra come loro dimora. L’intera regione è detta culla della civiltà umana perché, proprio qui, in età preistorica nacquero le prime comunità agricole. Per di più Aleppo e Damasco sono tra le più antiche città abitate del mondo.

Come conseguenza degli scontri a fuoco, molti siti sono stati abbandonati.
In uno scenario di guerra, è sistematica la noncuranza di governo e popolazione riguardo al patrimonio culturale nazionale (così pure è avvenuto in Iraq). Il Serial Killer ha perciò avuto troppo spazio di manovra, e ha potuto servirsi di parecchi mezzi.

Innanzitutto si registrano danni da “shell fire”, proiettili esplosivi che causano aperture concave nelle facciate degli edifici. Numerosissimi, poi, i danni da fori di proiettile, come pure i danneggiamenti dovuti allo spostarsi di tank e bulldozer. A queste azioni dirette si aggiungono i danni collaterali, come l’occupazione militare o i saccheggi spesso ad opera, ed è allarmante, di vere e proprie bande organizzate che – dotate di tutto punto – irrompono nei musei, e portano via i pezzi più pregiati.
In aggiunta, gran parte del patrimonio archeologico siriano risulta non scavato, quindi non è catalogato, e non è possibile conoscere il numero dei fossi – tanto grandi da vedersi nelle immagini satellitari – che bande di tombaroli hanno cominciato a scavare qua e là nel deserto.

Una lista di centinaia di siti archeologici, stilata da archeologi e studiosi siriani, è comparsa su internet gettando una luce sinistra sulla realtà della distruzione.

Volete degli esempi?

Le città dimenticate sono un gruppo di otto villaggi situati nel nord del paese, che a luglio del 2011 sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Abbandonati tra il II e il X secolo d.C., contengono i resti meglio conservati di antichi villaggi cristiano-bizantini. Ovunque, in questi parchi archeologici, si registrano danni da shell fire e da proiettile; dei tank sono stati avvistati in zona ma non si conoscono i danni effettivi. Sulla facciata dell’antico monastero di Deir Sunbel è stata dipinta una bandiera siriana. Un video comparso su Youtube mostra grosse pietre miliari gettate a terra e distrutte allo scopo di essere usate come blocco stradale.

Apamea dal 1999 è anch’essa patrimonio dell’UNESCO. Chiamata anticamente Pharmake, è una cittadella fortificata e ampliata dal generale macedone Seleuco I nel 300 a.C. Qui i saccheggiatori, adoperando dei trapani, hanno scavato fino a due metri di profondità per asportare un pavimento a mosaico d’età romana. Non solo, il 15 marzo 2012, hanno anche raso al suolo con i tank parte del favoloso colonnato lungo 1,85 km, e composto da 1200 colonne, che una volta era la strada principale di Apamea.

Bosra è una città dichiarata patrimonio dell’umanità sin dal 1980, in antichità era la capitale della provincia romana dell’Arabia. Il suo più famoso monumento è un teatro del II secolo sito al centro della fortezza ayyubida del XIII secolo. Qui, dove nelle vecchie rovine vivono i residenti senza alcuna discriminazione tra sito e area residenziale, sono stati evidenziati importanti qunato imprecisati danni da esplosione.

Nel 2006 entra nel patrimonio dell’UNESCO la città di Krak des Chevaliers per il suo castello militare, tra i meglio conservati del mondo. In origine una fortificazione araba, oggi è conosciuto per esser stato il quartier generale di un gruppo di crociati della prima ora: i Cavalieri Ospitalieri. Il Direttorato Generale delle Antichità e dei Musei siriano ha confermato che uomini armati si sono introdotti nel castello e l’hanno saccheggiato; ma dal momento che il sito è esclusivamente architettonico, e non ha oggetti in mostra, non si capisce qual’è la reale entità del danno.

La città di Hama è stata il centro delle proteste e per questo pesantemente colpita dallo shell fire. Tra le meraviglie della città ci sono le sbalorditive norie utilizzate per irrigare i giardini che – si dice – risalgano al 1100 a.C. Una noria è una ruota idraulica dotata di secchi che si alimenta tramite la corrente di un fiume. Ad Hama ne rimangono 17, e di bellissime. Purtroppo è nota fin dall’agosto del 2011 la presenza di tank in città, proprio vicino ad alcune norie.

Anche Palmyra è parte dei monumenti UNESCO dal 1980, la sua storia è tra le più antiche perché, costruita nel bel mezzo di un’oasi nel deserto, era la tappa obbligata di ogni carovana commerciale sin dall’epoca romana. La città ha poi avuto influenze bizantine e arabe, ed è rimasta disabitata attorno al 1500. A Palmyra, il Campo di Diocleziano, la valle delle tombe (sia nella zona a sud-est che a sud-ovest), l’arco trionfale, il colonnato del decumano, e un lembo del tempio di Bel sono stati rovinati da tank e fuoco d’artiglieria. Nel sito si registrano anche pesanti saccheggiamenti.

Lo stato di Qal’at al-Shmemis è sconosciuto. Si tratta di un forte Ayyubid del 1231 strategicamente costruito sulla cima di una collina. I tank dei lealisti sono stati visti scalare le pendici della collina in direzione del castello a febbraio; a marzo sono comparse delle barricate scavate nella collina per offrire protezione proprio ai tank.

Di Aleppo e Damasco si hanno notizie frammentarie, le due più grandi città della Siria erano ricche di musei ed edifici, ed è difficile tenere un registro delle presenze. Sappiamo che pochi giorni fa i famosi e antichi mercati di Aleppo sono andati distrutti da un incendio, e che oggi hanno dato alle fiamme anche la Grande Moschea.

Sospetto che il Serial Killer faccia il doppio gioco e istighi insorti e governativi ad usare il proprio il patrimonio culturale come ostaggio, distruggendolo a scopo dimostrativo o come esibizione di forza. Il blog anti-islamico Islam versus Europe: Where Islam spreads, freedom dies insinua che lo shell fire su Krak des Chevaliers è stato ad opera di musulmani che cancellano dal patrimonio culturale siriano tutto ciò che è non-islamico. Resta il fatto che gran parte dell’arte siriana sta scomparendo per sempre.

Ultimo esempio:

E’ sul sito dell’Interpol la foto di una statuetta d’oro rubata, raffigurante una divinità, non si sa bene se proveniente dal museo di Hama o di Damasco, che risale all’ottavo secolo a.C. Nonostante in Siria il reato di saccheggio sia punito con 15 anni di carcere, la diffusione del fenomeno è allarmante. Il mercato nero in giordania e in turchia è, infatti, sommerso da manufatti di provenienza siriana, come si evince anche da un articolo dell’Independent firmato da R. Fisk. La statuetta potrebbe, perciò, essere considerata il più “famoso” emblema dell’oltraggiosa e sistematica razzia di opere d’arte di questi mesi.

Un’annotazione trapelata, o incautamente fatta trapelare, suggerisce che le autorità siriane erano a conoscenza della possibilità di massicce depredazioni. Riporto il testo, come tradotto dalla Dott.ssa Emma Cunliffe, ricercatrice alla Durham University, che ha silato il rapporto Damage to the soul: Syria’s cultural heritage in conflict per il Global Heritage Found:
“Attention: Mr. Minister of Communications and Technology
The Minister of Culture The Minister of Finance
The Governor of the Central Bank Syria
We received the following information: “Groups of criminals intend to enter Syria. They have already brought into the country of high technology tools and equipment of satellite communication to communicate with their accomplices. These criminals are specialized in the theft of manuscripts and antiquities, in the looting of museums, chests and banks. This network has operated in Iraq and Libya. Its objective is attacking banks and post offices in the coming days.” Please strengthen security measures by installing new security doors, alarm systems and surveillance cameras are not visible, ensuring increased surveillance of buildings and préposant this task your best. Please let us know by reply actions you have taken.
Damascus on 07/07/2011
Mr. Prime Minister Dr. Adel Safar”

La scellerata opera del Serial Killer di Botticelli prosegue senza rimorso alcuno, purtroppo.

Dal canto mio, vorrei girare al primo ministro siriano le sue stesse parole: I hope you’ll do something to stop this unacceptable robbery of your culture. Please let us know by reply actions you have taken.

Documéntati:
L’articolo dell’Independent
La pagina facebook de Le patrimoine arhéologique syrienne

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